• Daniele Basta

I formaggi possono creare dipendenza?

Il consumo di latte e formaggi è aumentato significativamente negli ultimi 30 anni. Si è passati da circa 3 Kg a persona annualmente degli anni 70’ agli oltre 16 Kg a persona all’anno del 2018 (dati CLAL). Alla base di questo aumento hanno influito sicuramente fattori socio-economici, l’elevata disponibilità di prodotti caseari e sicuramente anche il fatto che il formaggio si è particolarmente diffuso nella quasi totalità delle ricette di fast-food.

Nonostante siano una buona fonte di calcio, proteine di alto potere biologico e di vitamine del gruppo B, Un consumo eccessivo di formaggi a causa della presenza di grassi saturi, sodio e colesterolo animale, può avere risvolti negativi sulla salute, tra cui insulino-resistenza, diabete di tipo , e , inoltre, rappresentano il maggiore veicolo di ormoni estrogeni attraverso l’alimentazione.

Tuttavia sembra che molti non riescano a ridurre il consumo di latte e derivati, proprio come se ci fosse alla base una sorta di dipendenza. Esistono delle evidenze scientifiche alla base di tutto ciò.

La caseina rappresenta la maggior parte della quantità proteica di latte e soprattutto di formaggi. Ne sono presenti circa 8 g in un bicchiere di latte e il contenuto si concentra significativamente nei formaggi, come il cheddar ad esempio, che ne contiene circa 56 g per porzione. Una volta digerita, viene trasformata in piccoli frammenti chiamati casomorfine, scoperte per la prima volta nel 1981.


Le casomorfine, una volta in circolo, grazie alla loro natura apolare, riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica, legandosi ai recettori cerebrali della dopamina. Sono gli stessi recettori con i quali interagiscono sostanze oppiacee, come l’eroina o la cocaina. Il rilascio conseguente di dopamina è associato a sensazione di piacere e di soddisfazione. Proprio attraverso questo meccanismo del piacere le casomorfine derivate dalla digestione della caseina interagiscono con i recettori della dopamina creando una vera propria dipendenza. Questo potrebbe spiegare perché molti faticano a ridurre il consumo di latte e formaggi.

È stato ipotizzato come le casomorfine abbiamo un vero e proprio ruolo evoluzionistico nei mammiferi rafforzando il legame tra mamma e neonato attraverso il latte materno.

Tali proprietà da dipendenza dei formaggi sono marcate soprattutto in quelli ricchi di grassi saturi. Il contenuto di questi ultimi, insieme alla presenza di quantità esorbitanti di sodio rende questi prodotti altamente palatabili, in grado di aumentarne il desiderio e il consumo nel tempo. Il consumo di alimenti iperpalatabili, proprio come i formaggi, ricchi di grassi saturi e di sodio, è associato ad un rilascio di endorfine e una sensazione di piacere che spingerà l’organismo a consumarne di più.


In un lavoro del 2015 pubblicato su Plose One è emerso come i formaggi, così come la pizza, fossero tra gli alimenti in grado di creare maggiore dipendenza.

Ancora non sono presenti sufficienti evidenze scientifiche volte a stimare quale tipo di formaggio crea maggiormente dipendenza rispetto ad altri, ma alla base comunque si ipotizza il ruolo delle casomorfine.

Tuttavia esistono altri alimenti che creano una vera e propria dipendenza. Un esempio tipico è il caffè che esplica questi effetti grazie alla presenza di caffeina. questa sostanza chiamata anche con il nome di teina, guaranina o 7-metilteobromina, agisce direttamente a livello del Sistema Nervoso Centrale dove, in sintesi, interagisce con specifici recettori, chiamati adenosinici, causando vasocostrizione dei vasi cerebrali, l'attivazione di cellule neuronali e il rilascio di adrenalina, un ormone con numerosi effetti sul nostro organismo, tra i quali dilatazione delle pupille, aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione sanguigna e aumento dei livelli di glucosio rilasciato dal fegato.


E' stato scientificamente dimostrato come tale sostanza può creare una vera e propria dipendenza, con il nostro organismo che sviluppa una sorta di tolleranza compensatoria nei confronti della caffeina, il che si traduce in una drastica riduzione a lungo andare degli effetti energizzanti. E' per questo motivo che una volta presa l'abitudine del caffè non vengono più avvertiti, dopo un periodo di tempo regolare, i suoi effetti energizzanti.


Dunque, in conclusione, tenendo presenti queste tipiche caratteristiche “da dipendenza” dei formaggi e considerato l’elevato contenuto di grassi saturi e di sodio, non è necessario eliminare totalmente i formaggi dalla propria alimentazione, ma è consigliabile limitarne il consumo in un contesto alimentare sano ed equilibrato.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4487594/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23576048

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3168366/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4627205/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17869380/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25692302

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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