Ipotiroidismo e alimentazione: come comportarsi a tavola?


L'ipotiroidismo è la condizione patologica della tiroide più diffusa nei paesi occidentali, caratterizzata da una produzione insufficiente di ormoni da parte della ghiandola tiroidea o da una mancata azione di tali ormoni a livello tissutale, non soddisfacendo di conseguenza le richieste fisiologiche dell'organismo. La mancanza o la produzione limitata di questi ormoni è causa di un rallentamento generale del metabolismo con sintomi come:

- aumento di peso

- stanchezza

- secchezza di cute e capelli

- difficoltà cognitive


In effetti, la tiroide, nonostante sia una ghiandola di dimensioni minori rispetto a molti altri organi nell'organismo, è fondamentale nella regolazione del metabolismo dei grassi e dei carboidrati, in quella della temperatura corporea, nello sviluppo cerebrale e in molte altre funzioni corporee. Sono diverse le cause alla base di tale condizione e tra le più frequenti ricordo:

- Condizione autoimmune, nelle quali il sistema immunitario aggredisce le cellule sane, come avviene nella tiroidite di Hashimoto, intaccando la produzione normale di ormoni tiroidei;

- Di origine post-terapeutica, specie in seguito ad un trattamento con iodio radioattivo o a intervento chirurgico per ipertiroidismo.

- Di forma secondaria, a causa di danni all'asse ipotalamo-ipofisi con un rilascio insufficiente dell'ormone ipofisiario TSH o di quello ipotalamico TRH.

Dunque senza le adeguate quantità di questi ormoni tiroidei, molte funzioni metaboliche vengono meno, in generale esistono terapie specifiche mirate a correggere tale bilancio ormonale, ma come può influire invece l'alimentazione? Sicuramente con un rallentamento generale del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi è necessario prestare attenzione alle quantità e alle qualità delle calorie introdotte. È preferibile limitare al minimo o eliminare totalmente le bevande zuccherate e quegli alimenti con quantità elevate di zucchero e grassi, quindi mettendo da parte il cibo spazzatura che spesso ritroviamo in ogni scaffale del supermercato moderno. In maniera più specifica però, in una condizione come l'ipotiroidismo bisogna fare attenzione a diversi fattori alimentari che se in difetto, o talvolta se in eccesso, potrebbero peggiorare tale condizione. Lo IODIO, ad esempio, è il minerale per eccellenza in ambito tiroideo. È necessario, infatti, alla produzione degli ormoni tiroidei e, non a caso, un deficit di questo minerale è correlato a un ipofunzionamento della tiroide, sebbene nei paesi occidentali sia difficile ormai, grazie anche con l'utilizzo da anni del sale iodato, raggiungere livelli insufficienti di iodio.

Nonostante ciò però è sempre bene preferire alimenti ricchi di questo minerale, tra cui patate, uova, latte e derivati, pesce e, come ho detto in precedenza, anche il sale iodato, che rappresenta sempre una delle migliori fonti. Con un'alimentazione equilibrata si soddisfano i fabbisogni di iodio giornalieri necessari e, come capita spesso nei casi di tiroidite di Hashimoto, spesso i livelli di questo minerale non sono deficitari ed eventuali supplementazioni con integratori alimentari non sono necessarie, anzi potrebbero andare a peggiorare il tutto. Alcune eccezioni riguardano la gravidanza e l'allattamento, durante i quali è necessario aumentare i livelli di iodio nella propria alimentazione per cause fisiologiche.

Il Selenio è un altro minerale importante che nel nostro organismo si concentra soprattutto a livello tiroideo e, come dimostrano vari studi, è fondamentale per il corretto funzionamento degli enzimi tiroidei e per le funzioni immunitarie. Specie nella tiroidite autoimmune, un adeguato apporto di questo minerale è fondamentale nel contrastare la formazione di immunocomplessi dannosi a livello tiroideo. Ottime fonti di selenio sono i crostacei, le noci brasiliane, il tonno. Attenzione agli integratori di selenio, in quanto se presente in eccessive quantità, potrebbe causare problemi digestivi, perdita di capelli e aumentare i rischi d'insorgenza di cancro alla prostata nell'uomo.

Secondo evidenze scientifiche, circa il 90% dei soggetti con tiroidite autoimmune (Hashimoto) sono deficitari di Vitamina D, sebbene ancora non sia chiaro se i livelli bassi di questa vitamina siano causa diretta della tiroidite o meno. Comunque sia, è importante introdurre nell'alimentazione cibi ricchi di questa vitamina come funghi, salmone, uova e latte.

Altro fattore alimentare importante al quale bisognerebbe prestare attenzione è quello relativo agli alimenti GOITROGENI, come le verdure crucifere, tra cui broccoli, cavoli, cavolfiori, ma anche ad altri alimenti come la soia o il miglio.

Le verdure crucifere a livello intestinale rilasciano un composto chiamato goitrina, in grado di interferire con la sintesi degli ormoni tiroidei, specie in situazioni deficitarie di iodio.


Per quanto riguarda la soia, nonostante gli isoflavoni contenuti al suo interno possono interferire negativamente con la sintesi degli ormoni tiroide, è stato visto che ciò non avviene introducendo adeguate quantità di iodio. Tuttavia, è sempre bene non esagerare con i prodotti della soia in condizioni del genere.


Per quanto riguarda il miglio, evidenze scientifiche mostrano come questo alimento è potenzialmente dannoso, in quanto è in grado di inibire la sintesi degli ormoni tiroidei anche se non in presenza di deficit di iodio, dunque dovrebbe essere eliminato totalmente dall'alimentazione giornaliera, nonostante il suo consumo non sia diffusissimo in Italia. Dunque per quanto riguarda questi alimenti, a parte per il miglio, il tutto è correlato ad eventuali deficit di iodio nell'organismo, ma, nonostante ciò, è sempre bene non esagerarne con il consumo.

Molti lavori presenti in letteratura scientifica mostrano, inoltre, una correlazione tra l'intolleranza al glutine, la celiachia e l'ipotiroidismo.


Ormai, anche per la diffusa moda (talvolta insignificante) sorta negli ultimi anni nel preferire alimenti senza glutine, è nota a tutti la natura di questa proteina che si trova all'interno del grano e di molti cereali e che, in alcuni casi, non è ben tollerata dal nostro organismo (intolleranza al glutine), o scatena una vera e propria reazione immunitaria (celiachia). A tal proposito, secondo diverse evidenze scientifiche, specie per quanto riguarda la tiroidite di Hashimoto, di origine autoimmune, è stato ipotizzato come il sistema immunitario possa 'confondere' la molecola del glutine con alcune molecole presenti a livello del tessuto tiroideo, attaccando e danneggiando di conseguenza la ghiandola.

Non è un caso che il 16% dei soggetti celiaci hanno nel proprio organismo anticorpi diretti contro la tiroide. In questi casi, allora è necessario limitare o eliminare gli alimenti con glutine. Tuttavia, sottolineo come molti altri studi contrastanti, anche ben strutturati, non evidenziano alcun miglioramento di tale condizione in seguito all'alimentazione dei prodotti senza glutine.

Altro punto importante è come alcuni alimenti possono interferire con l'assorbimento dei farmaci tiroidei. Ad esempio, il caffè, cibi ricchi di fibre oppure alcuni integratori alimentari, possono ridurre l'assorbimento del farmaco tiroideo, ragion per cui è sempre meglio distanziare di almeno 1 ora l'assunzione di farmaco e alimenti.


Nonostante i polifenoli e gli antiossidanti di frutta e verdura abbiano numerosi effetti benefici nei confronti della salute, se in quantità eccessive e superiori a quelle raccomandate, possono avere effetti negativi sulla funzione tiroidea, dunque, è importante sempre parlarne con il proprio medico e con il nutrizionista di fiducia prima di assumere qualsiasi tipo di integratore alimentare.


In tutto ciò, resta importantissima l'attività fisica, soprattutto in condizioni come l'ipotiroidismo, dove l'esercizio regolare, come dimostrano numerosi studi, contribuisce a prevenire e a combattere l'aumento di peso, l'affaticamento, la depressione e l'insonnia.

Dunque, in conclusione, in questa particolare condizione patologica, è fondamentale adottare uno stile di vita sano, praticare attività fisica regolarmente e soprattutto alimentarsi in maniera adeguata, in modo da soddisfare tutte le richieste energetiche e i fabbisogni nutrizionali dell'organismo, facendo attenzione a non intaccare l'assorbimento del farmaco a livello intestinale e prevenendo cosi l'aumento di peso, l'affaticamento e gli altri sintomi tipici dell'ipotiroidismo.

Fonti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18177256 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25266247 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21892078 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23529350. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6337782 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2419242 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4350874/ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17892522/ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18255352/ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19324373/

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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