L'effetto cancerogeno delle patatine fritte

February 6, 2016

Nel contesto di una sana alimentazione, le patate apportano numerosi benefici alla salute, sono tra gli alimenti più sazianti, quindi ottimi per tenere sotto controllo il peso e, grazie all'elevato contenuto di potassio e fitonutrienti come l'acido clorogenico, aiutano a combattere l'ipertensione. Questo soprattutto quando le patate vengono bollite e poi raffreddate, mentre un discorso a parte va fatto per quanto riguarda le patatine fritte e le chips, ovvero quelle in busta.

 

Numerose evidenze scientifiche sottolineano come il consumo regolare di questi alimenti, tipici dei fast food, caratterizzati da elevate quantità di sale e grassi parzialmente idrogenati,  sia correlato non solo ad un incontrollato aumento di peso, ma anche all'insorgenza di diversi tipi di tumore, tra cui tumore all'endometrio, tumore alla prostata, tumore al rene e carcinoma mammario. Sembrerebbe che quest'ultimo aspetto sia correlato non solo alla qualità dell'olio fritto in grado di generare composti cancerogeni, come le amine eterocicliche, ma anche a causa della presenza di acrilammide. Questo composto chimico si forma negli alimenti ricchi di carboidrati sottoposti ad elevate temperature durante la cottura e possiede un provato effetto cancerogeno nei confronti dell'organismo. Elevati dosi di questo composto, a lungo andare, potrebbero avere risvolti molto negativi sulla nostra salute. Paragonate agli altri alimenti ricchi di carboidrati, come pasta e pane, le patatine fritte e quelle in busta sono ricche di acrilammide (vedi immagine sottostante, secondo fonti della Food & Drug Administration 2002) e, inoltre, maggiore è la temperatura di cottura e più alta sarà la concentrazione di questi composti nell'alimento. 

 

 

 

Secondo l'EFSA (European Food Safety Authority), bisognerebbe cuocere le patatine alla temperatura più bassa possibile e nel minor tempo possibile, in modo da non causare una produzione eccessiva di acrilammide. Inoltre, utilizzando dell'olio extravergine d'oliva si ridurrebbero anche i rischi relativi alla formazione di composti eterociclici, conferendo alle patate una maggiore quantità di antiossidanti.

 

 

 

MA SIAMO VERAMENTE SICURI CHE I FASTFOOD MODERNI SEGUANO QUESTE INDICAZIONI?

 

 

Secondo uno studio del 2012, l'esposizione all'acrilammide da parte di donne in gravidanza è stata correlata ad un ridotto peso alla nascita e ad una ridotta circonferenza della testa del neonato e proprio in questo lavoro viene suggerito di ridurre l'introito di alimenti ricchi di questo composto, tra cui proprio le patatine fritte, durante il periodo di gravidanza.

 

Mentre in un lavoro del 2009 pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition è stato evidenziato come il consumo regolare di una busta di patatine al giorno per 1 mese fosse associato a livelli di infiammazione cronica nell'organismo, meccanismo alla base dell'insorgenza neoplastica.

 

Dunque sarebbe bene limitare il consumo di patatine fritte e di patatine in busta, sia per un migliore controllo del peso che per limitare i potenziali effetti cancerogeni a lungo andare sulla salute. 

FONTI:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23335051

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23335051

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23651876

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21696306

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S030881461101096X

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21329872

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15648821

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19158207

 

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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Email: nutrizione.danielebasta@gmail.com

 Sito web:www.nutrikalstudio.it

 

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