Invecchiamento? Ecco gli effetti della Dieta Mediterranea sul declino cognitivo


Sono veramente tanti gli studi che evidenziano i benefici della Dieta Mediterranea nei confronti della salute. È stato visto come l’adesione a questo regime alimentare, che non rappresenta una semplice dieta, non solo è associato ad una riduzione dei tassi di mortalità,ma anche ad una maggiore protezione cardiovascolare, può contribuire a ridurre il rischio d’insorgenza di patologie neurodegenerative e addirittura può rallentare l’invecchiamento.


Secondo un recentissimo lavoro australiano pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition, è stato evidenziato come coloro che aderiscono maggiormente alla Dieta Mediterranea, vanno incontro ad un minore declino cognitivo con l’avanzare dell’età e riducono significativamente il rischio d’insorgenza di Alzheimer.


In effetti la presenza di elevate quantità di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, olio extravergine di oliva, erbe aromatiche e il ridotto apporto di carne, specie di quella rossa, possono apportare benefici a livello cognitivo.


In questo lavoro sono stati analizzati 135 studi condotti negli anni tra il 2000 e il 2015 riguardo agli effetti della Dieta Mediterranea sulle funzioni cognitive.


I risultati hanno evidenziato come una maggiore adesione a questo regime alimentare sia associata ad un minore declino cognitivo, tipico della senescenza, ad migliori soglie di attenzione, ad una maggiore memoria e ad una maggiore protezione nei confronti dell’Alzheimer.



Pensate che addirittura questo tipo di regime alimentare può contribuire a rallentare il declino cognitivo preservando anche la quantità di materia grigia e di materia bianca a livello cerebrale:


in uno studio dello scorso ottobre condotto dalla Columbia University è emerso come in soli 7 mesi di Dieta Mediterranea da parte di soggetti ottantenni il volume cerebrale medio è risultato aumentato di circa 13 mm, la materia grigia e quella bianca ampliate rispettivamente di 5 e 6,41 mm... in poche parole, mediamente 5 anni di invecchiamento cerebrale in meno rispetto agli anziani che avevano seguito la tipica dieta convenzionale occidentale.



Dunque questo tipo di regime alimentare sarebbe da prendere in considerazione anche e soprattutto con l’avanzare dell’età, in modo da migliorare la qualità di vita degli anziani, il cui numero cresce sempre di più nel nostro Paese, riducendo e rallentando di conseguenza anche l’insorgenza di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Fonti:

http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fnut.2016.00022/full

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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