Come può il consumo di una semplice insalata di patate fredda offrire protezione nei confronti del cancro al colon?

December 7, 2016

Il tumore al colon-retto rappresenta la terza causa di morte per cancro più comune in tutto il mondo ed è diffuso particolarmente nei paesi occidentali, tra cui l’Italia. Sebbene alcune rare forme di tumore al colon-retto mostrino una forte componente ereditaria, nella maggior parte dei casi, così come dimostrano diverse evidenze scientifiche, l’alimentazione e lo stile di vita sono fattori che possono influire sulla potenziale insorgenza.

 

In tutto ciò svolge un ruolo predominante anche il microbiota intestinale, ovvero quell’insieme di batteri amici, che, come ha evidenziato l’ultimo ventennio di ricerca scientifica, è di vitale importanza per la salute dell’organismo intero.

 

In particolare, nel caso del cancro al colon, è stato visto come il butirrato (o acido butirrico), un acido grasso a catena corta prodotto dai nostri amici batteri intestinali dopo l’ingestione di alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, sia in grado di inibire la crescita di cellule di carcinoma al colon.  Tutto ciò è stato visto nel lontano 98’ in un lavoro pubblicato sulla rivista Surgery, nel quale è stato evidenziato come questo composto riesca a bloccare quasi completamente la crescita di cellule cancerose attraverso diversi meccanismi biomolecolari.

 

I nostri batteri amici sono in grado di produrre butirrato soltanto se noi siamo in grado di fornirgli il substrato primario, ovvero le fibre non digeribili dal nostro organismo. In tal modo la produzione costante di butirrato è in grado di svolgere un ruolo di rilevanza nella prevenzione di cancro al colon.

 

Non è affatto un caso che studi epidemiologici hanno evidenziato come l’incidenza di tumore al colon sia nettamente maggiore fra le popolazioni con minor consumo di alimenti vegetali ricchi di fibre e, nello stesso tempo, con consumo elevato di carne rossa e processata, che, come ormai risaputo, sono state associate ad un rischio d’insorgenza maggiore di questo stesso tumore.

 

Resta però un’eccezione….In uno studio pubblicato nel 2007 sulla rivista Journal of Nutrition è emerso come le popolazioni dell’attuale Africa Sub-Sahariana, nonostante consumino quantità minime di fibre (un tempo ne consumavano molte di più), mostrino tassi bassissimi di tumore al colon.  

 

A tutto ciò sono state attribuite due motivazioni:

a) il consumo minimo di proteine e grassi di origine animale (fattori “aggressivi” in grado di alterare il microbiota intestinale e di promuovere la trasformazione neoplastica a livello del colon)

b) il consumo di alimenti ricchi di AMIDO-RESISTENTI, proprio come il porridge di mais, diffusissimo nelle tradizioni di queste popolazioni africane.

 

Proprio questi ultimi composti, in assenza delle fibre, sono in grado di “sfamare” la flora amica intestinale, promuovendo la produzione di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, in grado di offrire protezione nei confronti del tumore al colon.

 

Ma cosa sono e come si formano i composti amido resistenti?

 

Questi rappresentano composti che non vengono digeriti dagli enzimi  del nostro organismo e non vengono assorbiti,  giungendo integri  a livello intestinale, dove vengono fermentati dalla flora batterica locale. Come si formano? Bene, basta prendere alimenti ricchi di amido, bollirli e semplicemente lasciare raffreddarli!

 

Durante questo cambio di temperatura, questi composti cristallizzano in una forma resistente ai nostri enzimi digestivi, senza essere assorbiti dal nostro organismo.

 

Alcuni esempi possono essere insalata di patate bollite e lasciate raffreddare, insalata di pasta, insalata di riso, porridge di mais o di avena..tutto rigorosamente bollito e successivamente raffreddato.

 

Tutto questo, insieme al  consumo minimo di alimenti di origine animali, potrebbe spiegare i tassi minimi di tumore al colon nelle popolazioni dell’Africa Sub-Sahariana.  Il consumo di carboidrati ricchi di amido-resistenti semplicemente funge da fibra (prebiotico) in grado di nutrire la flora batterica intestinale, promuovendo la produzione di acidi grassi a catena corta…vero e proprio veleno per il tumore al colon.

 

Nonostante ciò,  gli amido-resistenti  di per sé  non garantiscono una protezione totale, specie se non viene limitato nel contempo il consumo di carne rossa o processata, alimenti la cui metabolizzazione a livello intestinale porta alla produzione di nitrosamine, composti dal provato potere cancerogeno.  

 

Questo è stato visto in un lavoro pubblicato nel 97’ sulla rivista Nutrition and Cancer, dove è stato dimostrato come i soli amido-resistenti non siano in grado di tamponare l’effetto cancerogeno indotto dalle nitrosamine a livello intestinale.

 

La migliore soluzione, dunque, sarebbe quella di ridurre il consumo di carne rossa e di carne processata e consumare regolarmente alimenti ricchi di fibre come frutta, verdura, legumi e cereali integrali, e alimenti contenenti amido-resistenti, come insalata di patate o della semplice pasta lasciata raffreddare, senza trascurare gli effetti benefici di una sana e regolare attività fisica.  

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25198138

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9706145

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17182822

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22136517

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23385525

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9383779

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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Email: nutrizione.danielebasta@gmail.com

 Sito web:www.nutrikalstudio.it

 

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