Peperoncino e capsaicina: ecco quando il piccante può far bene alla salute


Oltre ad appartenere alla cultura e alla tradizione di molte realtà meridionali, il peperoncino possiede importanti proprietà nutrizionali, la maggior parte delle quali è associata alla presenza di capsaicina. Numerosi studi presenti in letteratura scientifica hanno evidenziato come questo principio attivo sia in grado di espletare diverse attività benefiche:

  • Funge da buon antinfiammatorio e antidolorifico: in particolare è stato visto come la capsaicina sia in grado di inibire la sostanza P, un neuro peptide associato agli stati infiammatori.

  • Possiede un effetto termogenico: ciò significa che vengono consumate calorie per metabolizzare la capsaicina.

  • Offre protezione cardiovascolare: la capsaicina è nota per il suo effetto antitrombotico e ipocolesterolemizzante.

Ma non solo…la capsaicina possiede anche potenziali attività anticancerogene.


In un recente studio condotto dalla Ruhr University di Bochum, è stato visto come il principio attivo del peperoncino sia in grado di indurre apoptosi, ovvero il suicidio cellulare programmato, e di inibire la crescita di cellule di carcinoma mammario, di carcinoma al colon e di tumore al pancreas.


Ovviamente si tratta di un lavoro effettuato in provette da laboratorio, sicuramente andranno valutati e approfonditi gli effetti in vivo e sull’uomo, ma sicuramente sono risultati confortanti.


In un lavoro del 2014 pubblicato sulla rivista The Journal of Clinical Investigation, i ricercatori dell’Univeristà di San Diego avevano già notato come la capsaicina in modelli animali fosse in grado da una parte di ridurre lo sviluppo di carcinoma al colon e dall’altro di allungare la vita dei topi da laboratorio del 30%.


In particolare, è stato visto come questo principio attivo fosse in grado di interagire con TRPV1, un recettore intestinale del dolore in grado di proteggere le cellule da un potenziale danno da calore o acidità.


In poche parole, interagendo con questo recettore, la capsaicina offrirebbe maggiore protezione nei confronti del tumore al colon a livello intestinale. (Soprattutto in combinazione con un farmaco antinfiammatorio, nello studio è stato utilizzato il colecoxib).


Dunque sicuramente non farebbe male aggiungere un po' di questa spezia regolarmente sulle pietanze del giorno, anche perchè, come dimostrano i risultati di un grande studio osservazionale pubblicato sulla rivista Plos One, il consumo regolare di peperoncino è associato al 13% di rischio in meno di mortalità da tutte le cause.


L'80% di capsaicina è contenuta nei semi del peperoncino e la sua quantità è misurata attraverso la scala di Scoville. Più alta è la concentrazione di capsaicina e maggiori saranno gli effetti 'piccanti' del peperoncino in questione.


Nell’immagine sottostante sono riportati i valori Scoville dei più noti peperoncini.


Attenzione al consumo di peperoncino soprattutto per coloro che soffrono di acidità di stomaco, reflusso gastroesofageo e infiammazioni intestinali, in quanto potrebbe soltanto peggiorare la situazione.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28068423

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5167528/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25083990

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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