Infertilità maschile e alimentazione: ecco come può influire il cibo sulla fertilità dell'uomo


L’infertilità purtroppo oggi rappresenta una condizione sempre più diffusa e pensate che ne soffrono circa 60-80 milioni di coppie nel mondo. In tutto ciò, come dimostrano vari studi, l’infertilità maschile incide in più del 40% dei casi e può essere dettata da varie cause tra cui fattori genetici, infezioni, ma anche stile di vita scorretto, stress, sovrappeso, obesità, fumo ed eccessivo consumo di alcol. E pensare che in passato le problematiche di infertilità erano spesso attribuite unicamente alle donne.

Sempre più numerose evidenze scientifiche dimostrano quanto lo stile di vita e l’alimentazione influiscano e svolgano un ruolo cruciale nella funzionalità del sistema riproduttivo.


È stato visto come sovrappeso e obesità negli uomini possono avere effetti negativi in tutto ciò, influendo sulla struttura fisica e molecolare dello sperma e sullo sviluppo fetale. Un’alimentazione ricca di grassi saturi o di acidi grassi trans (ovvero quelli parzialmente idrogenati tanto diffusi in brioches, cornetti e creme spalmabili) può essere associata ad alterazioni del metabolismo lipidico a livello testicolare riducendo di conseguenza la corretta produzione di sperma.


In uno studio pubblicato nel 2014 sulla rivista Obesity reviews è stato visto come un’alimentazione caratterizzata da un eccessivo consumo di grassi parzialmente idrogenati sia associata ad un accumulo di acidi grassi e di tossine liposolubili nell’ambiente testicolare causando una spermatogenesi alterata e riducendo la sintesi di testosterone dalle cellule di Leydig.


In varie evidenze scientifiche, al contrario, è emerso come un’alimentazione caratterizzata dal consumo di frutta, verdura, carne bianca, pesce, latte e derivati a basso tenore di grassi, limitando nel contempo carne processata, dolci e cibi ricchi di grassi saturi e di grassi trans, possa influire positivamente sulla qualità dello sperma.

Il consumo di frutta e verdura è fondamentale nel garantire il corretto apporto di micronutrienti come Vitamina E, vitamina C e di importanti antiossidanti come il beta-carotene. Lo stress ossidativo purtroppo può influire negativamente nella motilità degli spermatozoi, riducendola drasticamente; da qui il ruolo fondamentale degli antiossidanti nel contrastare questo fenomeno, che purtroppo è alla base di condizioni come obesità, diabete o sindrome metabolica, ha effetti deleteri sulla produzione di spermatozoi.


Ad esempio, il latte scremato, contenente basse quantità di grassi saturi, è associato ad aumentati livelli circolanti di IGF-1 (fattore di crescita simile all’insulina) e di insulina. Questi due fattori, come dimostrano vari studi in vivo, possono rivelarsi importanti nel migliorare la concentrazione spermatica e nell’aumentare la mobilità degli spermatozoi. In effetti, la spermatogenesi rappresenta un processo di divisione cellulare attiva che richiede fattori di crescita del genere: non a caso IGF-1 e insulina sono in grado di interagire con i recettori presenti a livello delle cellule di Leydig attivando e promuovendo la produzione di spermatozoi.

Il consumo di carne processata, invece, è associato ad una ridotta qualità dello sperma. È stato ipotizzato come potrebbero svolgere un ruolo decisamente sfavorevole sia i nitriti che i residui di ormoni presenti in alimenti del genere.


Le migliori fonti di proteine animali, in tal caso, sono quelle contenute nel pesce, il cui consumo regolare, come dimostrano vari studi, è associato ad una migliore morfologia e ad una maggiore concentrazione dello sperma, grazie soprattutto al contenuto di Vitamina D e di omega-3, specie DHA. Non è affatto un caso che lo sperma contenga elevati livelli di questi acidi grassi, che sono fondamentali nel mantenere integra la membrana degli spermatozoi e nel promuovere il concepimento.


Un eccessivo consumo di alimenti derivati dalla soia, caratterizzati dalla presenza di isoflavoni, può avere effetti negativi sulla fertilità maschile. Gli isoflavoni, i cosiddetti fitoestrogeni, sono in grado di legare il recettore estrogenico alfa con affinità 100-1000 volte inferiore a quella dell’estradiolo, promuovendo effetti simil-estrogenici che potrebbero ripercuotersi negativamente sui livelli di fertilità maschile.

In uno studio del 2008 pubblicato sulla rivista Human Reproduction e condotto su 99 uomini è stato visto come un maggiore consumo di alimenti derivati dalla soia fosse associato ad una ridotta concentrazione dello sperma. (Vedi immagine sottostante)

Dunque è sempre meglio non esagerare con questa tipologia di alimenti.

In conclusione, alla luce delle numerose evidenze scientifiche che sottolineano l’importanza di una sana alimentazione nella fertilità maschile, è sempre consigliabile educare il proprio organismo a nutrirsi in maniera corretta in modo da ridurre il rischio di infertilità e apportare, invece, benefici alla salute.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20378409

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20056217

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22416013

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10688992

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25346452

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18650557

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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