Farine processate, ecco 4 effetti negativi associati al loro consumo eccessivo e regolare


Le farine processate sono sicuramente tra i più diffusi ingredienti alla base degli alimenti processati che purtroppo oggi spopolano nelle realtà occidentali come la nostra, il cui consumo regolare ed eccessivo è associato non solo ad aumento di peso ma ad un aumentato rischio di patologie croniche come diabete, cardiopatie, tumori e patologie neurodegenerative.


Panini, pizzette, biscotti, cereali, pane, pasta, sono tutti alimenti che contengono farine estremamente raffinate e che vengono consumati regolarmente nella tipica dieta moderna.

Queste farine ultra-raffinate si sono diffuse da quando è stato visto che eliminarne completamente le fibre non solo le rendeva molto più facili da masticare e da digerire, ma rendeva anche gli impasti più elastici e consistenti e, aspetto da non sottovalutare, ne allungava significativamente i tempi di conservazione, risultando dunque più convenienti dal punto di vista economico. In effetti, le fibre e la crusca che racchiudono il chicco di grano, rilasciano oli in grado di irrancidirsi velocemente se esposti all’ossigeno, il che non ne consente una lunga conservazione, rendendole economicamente meno convenienti rispetto alla loro controparte raffinata.


Le farine raffinate, oltre alle fibre, durante la processazione industriale perdono vitamine, minerali, tra cui selenio, potassio, magnesio, e anche antiossidanti, risultando un alimento “denudato” delle sue qualità nutrizionali e conservando unicamente la componente energetica, facile da digerire e da assimilare.

Ecco 4 potenziali effetti negativi associati al consumo regolare ed eccessivo di farine raffinate:


IPERGLICEMIA

Proprio per la mancanza di fibre a causa dei processi di raffinazione, gli amidi contenuti in queste farine vengono digeriti e assimilati con molta facilità, causando dannosi picchi glicemici e insulinici. Questi, da una parte, sono in grado di stimolare dopo poco tempo nuovamente il senso di fame spingendo l’organismo a consumare qualcos’altro, dall’altra possono promuovere o peggiorare un’eventuale condizione di insulino-resistenza, aumentando, a lungo andare, il rischio di diabete e obesità.

A tal proposito sono tanti gli studi in letteratura che evidenziano una forte associazione tra il consumo regolare di queste farine e un aumentato rischio di obesità e di patologie cardiometaboliche.


INFIAMMAZIONE

Il glucosio in circolo, presente in quantità elevate in seguito al consumo eccessivo e regolare di alimenti ricchi a base di farine raffinate, è in grado legarsi a proteine presenti sulle membrane delle cellule o in circolo come l’emoglobina, l’albumina, il collagene in un processo chiamato “glicazione”, associato ad aumentati livelli di infiammazione nell’organismo. Inoltre, la stessa risposta insulinica elevata, è un fattore in grado di peggiorare potenziali stati infiammatori in corso.


AUMENTO DI MASSA GRASSA

È stato visto come il consumo regolare di alimenti ad elevato indice glicemico, proprio come quelli contenenti grandi quantità di farine raffinate, siano associate ad un aumento di massa grassa, non solo a causa del consistente apporto calorico, ma anche e soprattutto a causa della risposta insulinica conseguente.

In uno studio del 2009 pubblicato sulla rivista Journal of the American Dietetic Association è stato come il consumo regolare di farine raffinate e di alimenti ad elevato indice glicemico fosse associato ad un significativo aumento di massa grassa e di circonferenza vita sia negli uomini che nelle donne.


ALTERAZIONE DEL MICROBIOTA INTESTINALE

La presenza di fibre solubili, come i beta-glucani contenuti nei cereali integrali come orzo e avena, è in grado di nutrire la flora batterica amica a livello intestinale, con importanti effetti positivi non solo dal punto di vista metabolico, ma anche immunitario. Tale alterazione del microbiota può essere nel tempo associata ad un’alterata permeabilità intestinale con un aumentato rischio di eventi infiammatori nell’organismo.

Dunque il consiglio è quello di consumare raramente alimenti contenenti questo tipo di farine processate e al contrario preferire quelli contenenti farine integrali, il cui consumo, come dimostrano ormai svariate evidenze scientifiche, è associato ad un rischio inferiore di vari tipi di tumori, di diabete, di cardiopatie, di obesità e ad una migliore salute e funzione intestinale.


Secondo i risultati di un lavoro, pubblicato sulla rivista Circulation, che ha analizzato dati relativi a 786,000 soggetti con età superiore ai 40 anni nel periodo compreso tra il 1970 e il 2010, il consumo di questi alimenti non raffinati è associato anche ad una minore mortalità.

In particolare, è stato evidenziato come coloro che consumano almeno 48 grammi di cereali o farine integrali al giorno hanno un rischio ridotto del 20% di mortalità totale, del 25% di mortalità cardiovascolare e del 14% di mortalità tumorale.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25477716

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10885323

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15113714

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12936919

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17023705/

http://ajcn.nutrition.org/content/79/5/774.full

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21130952/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17023705/

http://circ.ahajournals.org/content/133/24/2370.abstract

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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