Microbiota intestinale e peso corporeo, ecco come la microflora può influire su un aumento di peso

February 17, 2018

Nei momenti in cui vi sentite soli, pensate che il vostro organismo è accompagnato da circa  39 trilioni di batteri. La maggior parte di questi microrganismi sono localizzati a livello intestinale e la loro composizione, influenzata da abitudini alimentari, genetica, stress, attività fisica, ecc.., può avere effetti sulla digestione, sui processi metabolici, sul sistema immunitario, sulla salute intera dell’organismo e anche sul peso corporeo.

 

Proprio riguardo a quest’ultimo aspetto, eccovi qualche esempio su come il microbiota intestinale può influire sul peso corporeo.

 

La composizione del microbiota intestinale Influisce sui processi metabolici

 

Il microbiota intestinale, interagendo direttamente con il cibo introdotto, influisce sull’assorbimento dei nutrienti e sui processi metabolici a livello intestinale. In particolare, come dimostrano varie evidenze scientifiche, la diversità nella composizione del microbiota intestinale differisce tra soggetti obesi e tra soggetti normopeso.

 

Ad esempio, in uno studio del 2009 pubblicato su Nature, nel quale è stato analizzato il microbiota intestinale di 77 coppie di gemelli, uno dei quali era obeso e l’altro normopeso, è stato visto come la composizione dei batteri intestinali fosse differente. In particolare i gemelli obesi presentavano una minore diversità nella composizione del microbiota intestinale. 

Come se non bastasse, in un lavoro del 2013 pubblicato su Science è stato visto come, dopo aver prelevato parte del microbiota intestinale dai soggetti obesi e dopo averlo trasferito in topi di laboratorio, i topi aumentassero di peso, a prescindere dal tipo di alimentazione giornaliera.  

 

In tutto ciò potrebbe influire non solo il tipo di alimentazione, ma anche l’interazione tra alimenti e microbiota intestinale. Le fibre, contenute in frutta e verdura, non sono digeribili dall’organismo, ma “nutrire” i batteri intestinali con la conseguente produzione di acidi grassi a catena corta come il butirrato, associati ad effetti benefici alla salute e anche alla perdita di peso.  

 

La diversità nella composizione del microbiota intestinale è un fattore particolarmente importante.

 

Ad esempio, il rapporto Prevotella/ Bacterioides. I primi sono implicati nella digestione di fibre e carboidrati, mentre i secondi in quella di proteine animali.

 

In uno studio danese del 2017 pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity , condotto su 62 soggetti che hanno seguito per 26 settimane un regime alimentare caratterizzato da cereali integrali e verdura, coloro con un rapporto maggiore Prevotella/Bacterioides nella composizione del microbiota intestinale hanno perso mediamente 2.3 Kg di massa grassa in più rispetto a coloro con questo rapporto inferiore.   

 

Questi ovviamente sono soltanto alcuni esempi. La composizione del microbiota intestinale può influire anche sull’assorbimento dei grassi a livello intestinale con effetti positivi o negativi sul peso corporeo.

 

I batteri producono composti in grado di influire su senso di fame e sazietà

 

Nell’organismo sono diversi gli ormoni che, sotto un finissimo equilibrio, regolano l’appetito tra cui la leptina, il peptide YY, la grelina.  Vari studi evidenziano come il microbiota intestinale possa influire su questo equilibrio, a partire proprio dalla produzione di questi ormoni, e quindi sulla regolazione del senso di fame o quello di sazietà. Fattori che sono strettamente correlati all’introduzione calorica giornaliera e che influiscono sul peso corporeo.

 

Ad esempio, gli acidi grassi a catena corta, ovvero i composti che vengono prodotti dai batteri intestinali fermentando le fibre introdotte con gli alimenti vegetali, sono importanti nello stimolare il senso di sazietà.

 

In un lavoro pubblicato su Gut nel novembre del 2015 e condotto su 60 adulti in sovrappeso, l’introduzione per 24 settimane di propionato, un altro tipo di acido grasso a catena corta prodotto dai batteri amici intestinali, è risultata essere associata ad aumentati livelli di Peptide Y e di GLP-1 (peptide simile al glucagone-1), con conseguente introduzione calorica inferiore e perdita di peso.

 

Ma non occorre di certo un integratore di propionato per stimolare il senso di sazietà, ma è possibile ottenerlo consumando regolarmente frutta e verdura, ovvero alimenti ricchi di fibre in grado di essere fermentate con la produzione conseguente di acidi grassi a catena corta.

 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19043404

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28883543

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27259147

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3829625/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25500202

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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Email: nutrizione.danielebasta@gmail.com

 Sito web:www.nutrikalstudio.it

 

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