Carbone vegetale contro tossine e gonfiore? Ecco qualche motivo per NON consumarlo


L’utilizzo del carbone vegetale negli ultimi anni è andato sempre più diffondendosi e oggi lo si ritrova sotto forma di integratore o addizionato ad alimenti, specie prodotti da forno, reclamizzato come un composto in grado di combattere gonfiore, stitichezza, migliorare i livelli di energia contrastando la stanchezza, ma soprattutto detossificando l’organismo.


Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto specialmente, ho già sottolineato più volte come 'attributo "DETOSSIFICANTE" ha subito nel tempo un vero e proprio abuso mediatico, soprattutto nel campo alimentare, traendo in inganno i consumatori e reclamizzando la 'depurazione' dell'organismo dalle scorie tossiche. In tutto ciò, il nostro organismo è in grado, in condizioni di normalità, di smaltire giornalmente questi composti tossici attraverso dei meccanismi che coinvolgono i reni, importanti nei processi di filtrazione, ma soprattutto il fegato, essenziale nei processi di metabolizzazione ed escrezione di queste sostanze dannose. Se l'organismo umano accumulasse quantità eccessive di tossine senza riuscire ad eliminarle, sarebbe veramente in condizioni critiche. Detto ciò, è facile intuire come il concetto di DETOSSIFICAZIONE attribuito ad una dieta o ad un integratore sia irrazionale e fuorviante.


Tornando al carbone vegetale, è stato utilizzato l’attributo detossificante, in quanto questo composto veniva utilizzato in medicina d’urgenza per ridurre il carico tossico intestinale in seguito ad un overdose di farmaco o ad avvelenamento. In effetti evidenze scientifiche dimostrano come il carbone vegetale sia in grado di legarsi al veleno a livello intestinale riducendone il l’assorbimento e facilitandone l’espulsione.


Purtroppo, sulla base di tale caratteristica, il mondo del business e degli integratori ha creato un grande polverone di pseudoscienza attorno a questo composto, tanto da trasformarlo come una magica pozione nel combattere gonfiore e facilitare la perdita di peso.


In realtà, l’assunzione cronica di questo composto può causare più di un danno all’organismo.


Per le sue proprietà chelanti, il carbone vegetale riduce drasticamente la biodisponibilità di vitamine, minerali e antiossidanti presenti nel cibo, causando nel tempo dannosi deficit nutrizionali in grado di mettere a repentaglio la salute intera dell’organismo.


Stesso problema si pone in presenza di trattamenti farmacologici. Ad esempio, è stato visto come il carbone vegetale sia in grado di legarsi a farmaci antidepressivi e ad alcuni farmaci antinfiammatori, riducendone la biodisponibilità. Tutto questo potrebbe avere conseguenze disastrose sulla salute, specie in presenza di condizioni patologiche gravi.


Non illudetevi di poterlo utilizzare come integratore con la speranza di far scomparire magicamente le calorie introdotte la sera prima in una cena ipercalorica, non funzionerà di certo a ridurre l’introito calorico o a sostenere una perdita di peso nel tempo.


Tra gli altri effetti collaterali del carbone attivo, bisogna sottolineare anche come un suo utilizzo nel lungo termine possa ridurre la motilità intestinale e causare nausea e costipazione.


In un lavoro degli anni 80’ era stato riportato come il carbone vegetale potesse rivelarsi efficace nel contrastare la produzione di gas a livello intestinale in seguito ad un pasto ricco di alimenti associati ad una maggiore produzione di gas intestinale. Purtroppo tutto questo non è stato più confermato in vari lavori pubblicati negli anni successivi.


Ad esempio, in uno pubblicato nel 99’ sulla rivista American Journal of gastroenterology è stato evidenziato come l’introduzione di un integratore con 0,53 g di carbone vegetale attivo per 4 volte al giorno in una settimana totale non influenzi significativamente la produzione di gas intestinali.


Probabilmente gli effetti, da questo punto di vista, possono variare da persona a persona. Tuttavia esistono metodi migliori nel contrastare il gonfiore addominale, a partire da un regime alimentare a basso contenuto di FODMAP ((FODMAP- fermentable oligo-, di- mono-saccharides e polyols), ovvero zuccheri fermentabili a catena corta capaci spesso di sfuggire alla digestione ed essere fermentati a livello del colon dalla flora batterica intestinale con conseguente produzione di gas.


Anche questa volta è importante sottolineare come più che basarsi sull’introduzione di alimenti o di integratori contenenti composti come il carbone vegetale, reclamizzati come elementi in grado di contrastare gonfiore, depurare l’organismo e promuovere la perdita di peso, senza considerarne i potenziali effetti collaterali associati al consumo, sarebbe molto importante focalizzare le attenzioni sul cambio delle proprie abitudini alimentari e del proprio stile di vita, magari sotto la guida di un esperto nel campo.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK482294/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9934757

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7015846

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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