Il ruolo dell'alimentazione nella psoriasi


La psoriasi è una patologia autoimmune che colpisce circa 6,7 milioni di adulti di età compresa tra 15 e 35 anni, e che può manifestarsi in vari periodi della vita, specie durante quelli più stressanti. Così come in altre condizioni patologiche, anche nella psoriasi l’alimentazione da una parte può svolgere un ruolo protettivo e dall’altra può avere effetti negativi peggiorando tale condizione.


Si tratta di una patologia autoimmune, caratterizzata da un’iperattività del sistema immunitario che attacca i tessuti sani dell’organismo. In particolare nella psoriasi, vengono colpite le cellule della cute con la formazione di chiazze ispessite e arrossate, fastidiose e talvolta molto dolorose, spesso localizzate a livello di gomiti, mani, piedi, testa e cuoio capelluto. Il 10-20% delle persone affette da psoriasi va incontro ad artrite.


Ci sono vari tipi di psoriasi:

  1. Psoriasi a placche

  2. Psoriasi guttata

  3. Psoriasi inversa

  4. Psoriasi pustolosa

  5. Psoriasi eritrodermica

Tra i fattori di rischio di questa condizione sono stati riconosciuti predisposizione genetica, fattori immunologici, fattori ambientali, come alimentazione, obesità, fumo di sigaretta, stress, consumo di bevande alcoliche, stress, e presenza di altre condizioni come patologie cardiovascolari e depressione.


Le cellule T, cellule del sistema immunitario che normalmente rispondono a seguito di un’infezione, si iperattivano e rilasciano citochine proinfiammatorie. Di conseguenza le cellule della pelle muoiono e si rigenerano più velocemente del dovuto, conferendo i tipici sintomi di questa condizione. I fattori ambientali come alimentazione, livelli di attività fisica e stile di vita possono incidere sullo stato di infiammazione della psoriasi.


L'importanza di un peso in salute

Mantenere un peso corporeo in salute è fondamentale per contrastare e prevenire questa condizione. In uno studio del 2013 pubblicato sulla rivista Biomed Research International, condotto su più di 67000 donne, è stato visto come coloro che erano in sovrappeso o obese presentano un rischio significativamente maggiore d’insorgenza della psoriasi.


In un altro studio prospettico del 2013 pubblicato sulla rivista Journal of European Academy of Dermatology and Venereology è stato evidenziato come un aumento di circa 4,5 kg è correlato ad un rischio dell’8 % in più di psoriasi, a prescindere dalla classificazione secondo l’indice di massa corporea.


L’obesità, condizione caratterizzata dalla presenza di massa grassa in eccesso, può influire negativamente anche sulla gravità della psoriasi. La massa grassa in eccesso, infatti è caratterizzata dalla produzione di citochine proinfiammatorie, specie di TNF-alfa, direttamente coinvolto nella psoriasi, con effetti negativi sulle lesioni psoriasiche. Tant’è che, come dimostra un lavoro del 2014, pubblicato su Journal American Academy of Dermatology, una perdita di peso associata al trattamento farmacologico è molto più efficace del solo trattamento farmacologico.


Attenzione alle bevande alcoliche e al consumo eccessivo di zuccheri e di sale

Uno dei fattori negativi nei confronti di questa condizione è l’alcol. Vari studi hanno evidenziato una forte associazione tra consumo di bevande alcoliche e gravità della psoriasi.


In un lavoro di review del 2013 pubblicato sulla rivista Journal of European Academy of Dermatology and Venereology è emerso il ruolo negativo dell’alcol nei confronti di questa condizione e, inoltre, è stato evidenziato come i soggetti con psoriasi tendano a consumare più bevande alcoliche rispetto ai soggetti sani.


Altri effetti negativi sono stati associati al consumo eccessivo di sodio, non solo attraverso il convenzionale sale da cucina, ma soprattutto mediante l’introduzione di cibi conservati e processati, come carne processata, formaggi, merendine, pizzette, ecc. Il ruolo del sodio in eccesso nelle condizioni autoimmuni è conosciuto da anni in letteratura scientifica, in questi casi la migliore cosa è limitare significativamente il consumo di alimenti del genere.

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Il consumo eccessivo di zuccheri semplici, contenuti molto spesso nei prodotti processati tipici di oggi, può creare effetti negativi, mediante la produzione di elevati picchi glicemici e insulinici. E' risaputo da anni come l'insulina in circolo per più tempo del dovuto sia in grado di promuovere processi infiammatori, peggiorando così una condizione come la psoriasi.



Gli effetti benefici della Dieta Mediterranea

L’alimentazione di tutti i giorni può avere effetti protettivi o effetti deleteri sulla condizione di psoriasi, aumentando i livelli di infiammazione. La dieta mediterranea, caratterizzata dal consumo elevato di verdura, legumi, cereali integrali, olio d’oliva può avere effetti protettivi.


In uno studio italiano di qualche anno fa sono stati reclutati 62 soggetti affetti da psoriasi e 62 soggetti sani. Il gruppo di soggetti con psoriasi comprendeva individui che presentavano questa patologia da almeno 6 mesi e che non avevano portato avanti nessun trattamento per questa condizione da almeno 3 mesi.


L'adesione alla Dieta Mediterranea è stata valutata mediante specifici questionari, mentre la lo stato di gravità di psoriasi è stato valutato mediante l'indice PASI (Psoriasis Area and Severity Index) e mediante dosaggi dei livelli di proteina C reattiva (PCR).


I risultati, pubblicati sulla rivista Journal of Traslational Medicine, sono stati molto interessanti e hanno evidenziato come l'adesione alla Dieta Mediterranea fosse significativamente inferiore nei pazienti con psoriasi rispetto ai soggetti sani. In particolare i soggetti affetti da psoriasi consumavano quantità inferiori di olio extravergine d'oliva, frutta, pesce e frutta secca, e quantità superiori di carne rossa o processata rispetto ai soggetti sani.


Inoltre, nello stesso lavoro, è stata sottolineata la correlazione inversa di alimenti come olio extravergine di oliva, legumi, verdura, pesce e frutta secca e la gravità di psoriasi e, nel contempo, la diretta proporzionalità di quest'ultima con il consumo di carne rossa o carne processata.


Il pesce azzurro ricco di acidi grassi omega-3, grazie agli effetti antinfiammatori, può avere effetti protettivi nei confronti della psoriasi. Anche un’integrazione stessa di omega-3, acido ecosapentaenoico (EPA) e acido docosaesanoico (DHA) può contribuire a ridurre i processi infiammatori tipici di questa condizione. In uno studio di revisione pubblicato nel 2015 sulla rivista Journal of American academic Dermatology è stato evidenziato come l’olio di pesce possa ridurre la gravità della psoriasi.


In un lavoro pubblicato nel 2011 sulla rivista Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology, è stata valutata l’efficacia di capsule contenenti circa 250 mg di EPA+ DHA su sogetti affetti d psoriasi per 8 settimane. I risultati hanno evidenziato come un’integrazione di questo tipo fosse associato ad una ridotta gravità di psoriasi, validata mediante l’indice PASI, e ad una migliore qualità della vita.

I cibi fermentati, come lo yogurt e come il kefir, ricchi di fermenti lattici vivi, possono apportare benefici in una condizione come la psoriasi. Ormai sono anni che gli studi evidenziano il forte legame tra microbiota intestinale, infiammazione e sistema immunitario, tant’è che sono molte le evidenze scientifiche che sottolineano il ruolo di un’alterazione del microbiota intestinale con un aumentato rischio di condizioni croniche, tra cui patologie autoimmuni, proprio come la psoriasi.


In un lavoro del 2013, pubblicato sulla rivista Gut Microbes, è stata valutata l’integrazione con probiotici a base di Bifidobacterium infantis 35264 per 8 settimane da parte di 23 soggetti psoriasici Alla fine del periodo risultavano ridotti i marcatori ematici di infiammazione come la proteina C reattiva (PCR) e la citochina proinfiammatoria TNF-alfa.


Il ruolo chiave della Vitamina D

Vari studi hanno evidenziato l’associazione tra deficit di Vitamina D e patologie autoimmuni. Coloro che soffrono di condizioni come la psoriasi, tendono ad avere livelli circolanti insufficienti di questa Vitamina. La Vitamina D è importante per il suo ruolo immuno-regolatorio, infatti, contribuisce a modulare la risposta immunitaria inibendo la moltiplicazione di cellule T e a ridurre la produzione di citochine proinfiammatorie.


In un lavoro di revisione del 2015 pubblicato sulla rivista International Journal of Dermatology è stato evidenziato il ruolo protettivo nei confronti della psoriasi associato ad una potenziale integrazione di vitamina D. In alcuni casi questa vitamina si è dimostrata efficace nel ridurre la gravità della condizione attraverso un’applicazione topica.


In un lavoro del lontano 96’ era stata valutata l’efficacia e la sicurezza dell’integrazione di Vitamina D su 85 soggetti con psoriasi. I risultati, pubblicati sulla rivista British Journal of Dermatology, hanno evidenziato come l’indice PASI era significativamente ridotto dopo 24 mesi, senza nessun effetto collaterale evidenziato.


Dunque, in conclusione, per quanto riguarda questa complessa condizione, l’alimentazione può incidere positivamente o negativamente. In particolare, a prescindere da tutto, è fondamentale mantenere un peso in salute, evitare il consumo di bevande alcoliche e quello di alimenti processati ricchi di sodio. È invece consigliabile preferire un regime alimentare ricco di frutta, verdura, pesce e cereali integrali, proprio come la dieta Mediterranea, che può avere effetti protettivi nei confronti questa condizione. Tuttavia, è sempre bene chiedere il parere di uno specialista, prima di intraprendere qualsiasi decisione alimentare.


Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4962284/

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Dott. Daniele Basta

Biologo Nutrizionista Ph.D. Cosenza

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